giovedì 20 luglio 2023

verso un "felice" stress lavoro correlato......



L’epoca storica in cui viviamo è caratterizzata da una società piena di stimoli esterni e per questo motivo viene definita da molti studiosi “l’era dello stress”.... parallelamente alla società, anche il mondo del lavoro sta cambiando.....

    Oggi qualsiasi attività lavorativa è caratterizzata: da un massiccio utilizzo di tecnologie informatiche, che a volte mettono in discussione l’utilità della presenza umana all’interno del processo produttivo; da un ambiente di lavoro sempre più competitivo, che porta il lavoratore che lo subisce ad elevate pressioni emotive; dall’incertezza della stabilità economica, dettata da una crescente precarietà, e da orari di lavoro sempre meno definiti che portano ad una difficoltà nel conciliare la vita lavorativa con quella privata.

Tutti questi cambiamenti aggravano i ritmi e i carichi del lavoro a discapito di un lavoratore sempre meno tutelato e sempre più esposto ai rischi dello stress lavoro-correlato.

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       Buona lettura!



 Emilio Palozzi
Psicologo psicoterapeuta

giovedì 15 giugno 2023

Verso un felice stress!


Oggi la parola "stress" è diventata, forse, una delle parole più utilizzate nel linguaggio comune ... 
per questo non è difficile sentire frasi del tipo: "oggi mi sento stressato" oppure "che situazione stressante che hai vissuto"....
Ma siamo veramente sicuri di dare alla parola stress il giusto significato?
Inoltre siamo realmente in grado di far fronte alle piccole situazioni stressanti che quotidianamente siamo chiamati ad affrontare?
Sicuramente la prima cosa da fare è quella di fare un pò di chiarezza sullo stress e sui meccanismi che lo mettono in moto...
Per far questo ti consiglio un opuscolo di facile lettura, scritto da me e da altri professionisti, che puoi scaricare gratuitamente e che ti avvicinerà di più a questo argomento con tanti esempi e dei consigli pratici...

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Buona lettura!










Emilio Palozzi
Psicologo Psicoterapeuta



venerdì 8 ottobre 2021

Scelte (IN)razionali o …. scelte euristiche

Chi di noi non si è mai trovato di fronte ad una scelta da compiere? 
Perché scegliamo sempre la cosa che ci sembra più facile da fare, più bella alla vista o più conveniente?
Anche se le risposte a tali domande sono abbastanza ovvie siamo veramente sicuri di conoscere i meccanismi che sono alla base del nostro processo decisionale? 
    Iniziamo con il dire che decidere è un’attività propria dell’uomo, in quanto ogni persona, ogni giorno, prende continuamente decisioni. Ogni decisione richiede la valutazione di due (o più) alternative differenti tra loro. La scelta di un’opzione a discapito di quell'altra dovrebbe avvenire a seguito di una valutazione complessiva delle diverse opzioni, utilizzando specifiche modalità di ricerca, elaborazione dei dati e strategie decisionali. 
    Detto in altre parole… Quando ragioniamo sulla scelta migliore da prendere utilizziamo le nostre conoscenze (che abbiamo precedentemente immagazzinato nella memoria), cerchiamo di applicarle alla situazione specifica (contestualizzando le nostre esperienze) ed arriviamo ad un risultato (si traggono cioè delle inferenze). 
L’attività decisionale sembrerebbe quindi un comportamento volontario e intenzionale che fa seguito a un ragionamento; pertanto si presuppone che l’uomo scelga sempre in maniera completamente razionale…... purtroppo non è sempre così!



















Decidere è il risultato di processi cognitivi e 

emozionali




Molto spesso le decisioni vengono prese in condizioni di incertezza, questo perché abbiamo una conoscenza incompleta o approssimata di quello che dobbiamo scegliere e delle possibili alternative (non conosciamo tutto, non rammentiamo tutto quello che abbiamo imparato e sicuramente non lo ricordiamo nella maniera corretta). 
Altre volte le decisioni vengono influenzate dal possibile risultato che “speriamo” di raggiungere con la nostra scelta; senza pensare che la nostra mente è organizzata in modo da cercare informazioni che confermano la nostra ipotesi iniziale (o la più bella), invece di andare a cercare le informazioni che ce la possono far contraddire. 
Inoltre ogni volta che dobbiamo decidere entrano in gioco forze interne ed esterne, come per esempio le emozioni di chi decide o la necessità di decidere in fretta. 

        Una teoria molto interessante spiega come gli uomini sono fisiologicamente “limitati” (o impossibilitati) ad effettuare sempre scelte razionali e ponderate. 
Secondo questa teoria ogni persona ha due sistemi di pensiero che funzionano in maniera alternata; un "sistema di pensiero molto arcaico" ed un "sistema di pensiero molto recente" (Kahneman, 2012). 
    Il sistema di pensiero arcaico è molto antico e si è andato a perfezionare con l’evoluzione. Questo modo di pensare quasi istintivo è in comune con gli altri animali ed è il sistema che ci ha permesso di sopravvivere dalla preistoria fino ad oggi, facendoci prendere decisioni molto veloci senza il bisogno di pensarci su….. ossia senza sprecare le nostre energie cognitive per elaborare tutto quello che vediamo, sentiamo, facciamo, ecc. ecc. prima di decidere. Questa modalità di decisione, che si attiva automaticamente, in alcuni casi è molto utile perché ci permette di dare delle risposte immediate a situazioni altrimenti pericolose e ci garantisce rapidità ed efficienza (anche grazie all'esperienza) senza ricorrere ad un grande sforzo cognitivo e ad un grande impiego di tempo. 
Un esempio molto semplice ma altrettanto chiaro da fare è il seguente ... 
    "nel bel mezzo della notte, intravediamo davanti a noi una grande ombra. Senza avere nessun dato oggettivo su chi o cosa possa proiettare l’ombra, il nostro sistema di pensiero arcaico si attiva considerando l'ombra come un pericolo e decide quindi di farci scappare via. Dato che la scelta è già stata presa, tutte le energie vengono reindirizzate ad altri sistemi del corpo che in questo caso sono più utili a dare delle risposte adattive (sopravvivere). Poi quando siamo già lontani, girando la testa, ci accorgiamo che l’ombra minacciosa era in realtà proiettata da un simpatico gattino". 
    Viceversa, il sistema di pensiero molto recente è il nostro sistema razionale e scientifico. E’ molto molto lento nel prendere le decisioni, non si attiva in maniera automatica e richiede il consumo di molte energie per funzionare, questo perché prima di prendere una decisione deve ponderare tutte le possibili ipotesi. 
Questo sistema è ottimale quando dobbiamo dare risposte molto precise ed accurate, o quando non c’è nessuna fretta nel decidere, ma ritornando al nostro esempio dell’ombra nella notte, molto probabilmente questo sistema di pensiero, invece di farci scappare alla sola vista di quell'oscurità, ci farebbe rimanere fermi a confutare ipotesi e cercare conferme su chi o cosa stia proiettando l’ombra, sprecando molte risorse cognitive … e a questo punto, se invece del simpatico gattino uscisse dall'ombra un cane arrabbiato, il nostro corpo non sarebbe pronto a dare la risposta della fuga o della difesa. 
 
In passato il sistema di pensiero arcaico è stato molto utile in quanto ci ha permesso di sopravvivere a tutte quelle situazioni incerte, che poi si sono rilevate estremamente pericolose, dando risposte immediate ed adattive per la nostra sopravvivenza. Oggi molti di quei pericoli non ci sono più, ed è difficile trovare una situazione dove l’uomo moderno debba dare risposte immediate per la propria sopravvivenza, come faceva il suo antenato; tuttavia non è possibile tenere sempre attivo il sistema di pensiero molto recente perché altrimenti rimarremmo continuamente bloccati su qualsiasi decisioni da prendere (anche le più semplici), consumando inoltre tantissime energie. 
Possiamo quindi affermare che nella maggior parte dei casi prendiamo decisioni “euristiche”, ossia un mix di ragionamento, intuito ed emozioni, che ci permette di scegliere rapidamente (compatibilmente con la complessità della situazione e i limiti della nostra mente) eludendo le procedure logico-deduttive che richiederebbero lunghe verifiche. 
Le euristiche sono quindi dei procedimenti mentali intuitivi e sbrigativi, o meglio delle scorciatoie mentali che ci permettono di costruire un’idea generica su un argomento, al fine di prendere una decisione, senza effettuare troppi sforzi cognitivi.
                                                          Emilio Palozzi 
                                                          Psicologo, Psicoterapeuta, formatore 


Per saperne di più … 
Maldonato M. - Quando decidiamo. Siamo attori consapevoli o macchine biologiche? Giugno 2015, giunti; D.kahneman, Pensieri lenti e veloci, Mondatori, Milano 2012; H.Mature, Gli inganni della menta, MSE collana Scoprire la psicologia nr2, settembre 2021; R.Canestrari, A.Godino, La psicologia scientifica, nuovo trattato di psicologia, gennaio 2007, Clueb,

venerdì 6 agosto 2021

TREKKING - CAMMINARE NEL BENESSERE

 L’esercizio fisico, se praticato con regolarità, ha un potente effetto anti-stress. Anche solo 20 minuti al giorno di esercizio fisico, come una semplice camminata, produce delle sostanze chiamate endorfine che producono sensazione di energia e vitalità e contrastano le sensazioni spiacevoli di stress.



Quante volte abbiamo sentito pronunciare la frase: “lo sport fa bene sia al  corpo, sia alla mente ”…. 
Camminare poi risulta  essere tra le attività fisiche  più salutari. Tra i molteplici  fattori, camminare fa bene  perché chi cammina: mette  in moto i suoi muscoli,  sciogliendo così le tensioni  che si possono essere  create, rilascia le  endorfine,  (ossia delle  sostanze  prodotte dal cervello) che  aiutano ad alleviare il  dolore,    ridurre lo stress e generare  una sensazione di benessere; inoltre camminare diminuisce gli  ormoni catabolici che sono tra i “responsabili” dello stress. 
Il camminatore poi, lungo il percorso, riesce a “ritrovarsi” e riorganizzare le proprie idee.  
Questa filosofia di  pensiero arriva  dall'antica  Grecia, dove una delle pratiche più utilizzate dagli studenti per ritrovarsi e dare le giuste risposte ai quesiti che gli poneva la vita, era l’arte del camminare (peripatetikos). 
     Camminare dunque è un sano esercizio fisico ed un potente strumento per combattere lo stato di malessere, l’ansia e la depressione. Molte ricerche hanno poi evidenziato come la natura sia un potente antistress, pertanto riuscire ad unire le due cose, ossia camminare immersi nella natura, risulta essere un’esperienza molto intensa, positiva e piacevole per la persona che la svolge. Stare soli in mezzo alla natura, camminare all’interno di aree verdi o su sentieri montani, ci rigenera, amplifica le nostre risorse, aumenta il nostro benessere e ci permette di ricollegarci a “noi stessi” senza subire le mille distrazioni della città. Questo benessere generale ci permette di ri-sintonizzarci (o sintonizzarci in maniera migliore) su di noi, sui nostri bisogni e sulle nostre necessità ed avere così più consapevolezza dei messaggi che il nostro corpo ci invia. 
    Gli spazi verdi ed i paesaggi di montagna sono quindi in grado di diminuire lo stress e la tensione accumulati, ricaricando la persona di energia e tranquillità. Molto importante, oltre a moderare l’attività fisica (intensità e durata) in base alle proprie possibilità personali, risulta abbinare alla camminata una corretta respirazione. Imparare a respirare consapevolmente per rilassarsi può aiutare a mantenere o a ritrovare la calma interiore; questo perché respirare in maniera corretta è alla base del rilassamento. Su internet sono facilmente reperibili alcuni esercizi che ci permettono di respirare in maniera corretta.
Quando si passeggia in montagna inoltre, lo sguardo del camminatore viene catturato dal paesaggio naturale che incontra camminando. I colori della natura sembrano essere molto più intensi e luminosi di quelli della città; con una prevalenza di verde della vegetazione, di blu del cielo e dei corsi d’acqua e di marrone (e di tutte le loro sfumature). Anche i colori della montagna potrebbero giocare un ruolo molto importante per aumentare il nostro benessere psico-fisico; questo perché, secondo la cromoterapia (terapia alternativa non scientifica e non verificata) i colori sono associati ad alcune proprietà particolari. Secondo la cromoterapia: Il verde simboleggia la natura e l’armonia, porta equilibrio, calma e speranza nell’individuo; il blu tranquillità e rassicurazione mentre il giallo favorisce la concentrazione e la felicità. Camminare (fare movimento), specie in mezzo alla natura, aiuta a superare stress, depressione e stati emotivi negativi.

   Emilio Palozzi 
   Psicologo Psicoterapeuta

venerdì 6 ottobre 2017

DORMIRE E SOGNARE


Dormire è un meccanismo generalizzato presente in tutto il mondo animale; vale a dire che tutti gli animali si addormentano. A parte qualche specie animale che va in letargo per lunghi periodi, tutti gli altri animali presentano un'alternanza sonno-veglia che varia a seconda della specie.
L’uomo non è da meno e passa gran parte del suo tempo a dormire (in media un terzo della sua vita).
Il dormire, questo particolare stato di coscienza, è stato studiato negli anni 50, usando la tecnologia dell'elettroencefalogramma. Durante questi studi sono stati individuati diversi e ben riconoscibili fasi del funzionamento cerebrale che si susseguivano durante le fasi dell’addormentamento.
Ogni persona per addormentarsi profondamente passa attraverso le seguenti fasi:
  • una veglia tranquilla e rilassata, dove si registrano le onde alfa (fase di sonno 0 – veglia);
  • una fase di addormentamento dove inizia un sonno leggero, si registrano onde di diversa frequenza (fase di sonno 1 – dormiveglia o fase ipnagogica);
  • una fase di sonno, dove si registrano onde miste (fase di sonno 2 – sonno medio);
  • una fase di sonno più profondo, dove si registrano onde più ampie e numerose (fase di sonno 3 – sonno sincronizzato);
  • una fase di sonno ancora più profondo della recedente, dove si registrano onde lente ed irregolari chiamate onde delta (fase di sonno 4 – sonno profondo).
Il soggetto nel corso di queste fasi ha un atteggiamento sempre più immobile e tranquillo; questo ci suggerisce che la persona si sta addormentando profondamente e che risulta sempre più difficile svegliarla.
Dopo qualche minuto trascorso in questa fase si verificano però dei cambiamenti:
  • si arriva ad unai fase di sonno chiamata PARADOSSO o sonno R.E.M. In questa fase di sonno si registrano onde molto simili a quelle della fase 1 ed il soggetto non sembra più profondamente addormentato, ma si muove incessantemente con piccole scosse; la faccia non è più distesa ma diventa mobile ed espressiva.
La maggior parte delle persone risvegliate dal sonno R.E.M. hanno dichiarato che stavano sognando. Quindi verosimilmente il soggetto che si muove e si agita (durante questa fase) segue il susseguirsi delle immagini del sogno.
MA PERCHÉ SI SOGNA?
Iniziamo con il dire che quando il soggetto si addormenta dei meccanismi interni (formazione reticolare ascendente) bloccano tutti i messaggi sensoriali diretti al cervello. In mancanza di segnali provenienti dall'esterno, il cervello che rimane attivo, inizia ad elaborare stimoli di segnali rimasti in memoria o ricordi.
Secondo FREUD la funzione del sogno è quella di liberare l'inconscio dai suoi contenuti, ed è solo attraverso il sonno che questa liberazione avviene perché la vigilanza dell’Io è meno forte.
Un'altra teoria spiega che il sonno serve a ridurre l'attività dell'organismo e quindi il consumo di energia nei periodi in cui l'attività sarebbe “meno” vantaggiosa. Per questo motivo si dorme con il buio ed il freddo della notte; ed alcuni animali vanno in letargo per tutto l'inverno.
Un esperimento di molti anni fa ha avuto come oggetto la privazione del sogno, e quindi del sonno, ad un soggetto. Dopo pochi giorni senza dormire compariva nel soggetto una grande spossatezza, con enormi difficoltà di concentrazione. Se si superavano i quattro/cinque giorni il pensiero del soggetto si faceva sempre meno lucido e cominciavano ad emergere dei meccanismi di tipo patologico. Se si sarebbe proseguito nell’esperimento (ossia tenere sveglio il soggetto senza sonno R.E.M.) si sarebbe arrivati ad una compromissione fisica essenziale ed al collasso cardiocircolatorio.
Quindi il sogno ed il sonno, difendono la nostra salute mentale e la capacità di un valido confronto con il mondo esterno……………………….. Detto semplicemente il sogno serve a non far svegliare il soggetto che dorme, garantendogli quelle ore di riposo di cui la specie a cui appartiene ha bisogno.

                                                                                          Dott. Emilio Palozzi – psicologo


Nuovo dizionario di psicologia – Doron, Parot, Del Meglio – Borla Editore; 

La psicologia scientifica. Nuovo trattato di psicologia generale – Renzo Canestrari, Antonio Godin;

mercoledì 27 settembre 2017

PENSIERI – in che direzione vanno i nostri pensieri?

 

Quante volte siamo talmente presi dai nostri pensieri che non ci rendiamo conto di aver camminato per molti metri, o ancora di aver superato alcune fermate di metropolitana.
Ma a cosa stiamo pensando di così intensamente da esserne rapiti?
La maggior parte di questi pensieri è rivolta al futuro, o meglio ad un possibile futuro che continuiamo ad immaginare nella nostra mente; l’altra grande quantità di pensieri è rivolta al passato, o meglio ad un passato che noi ricordiamo di aver vissuto.
Solo una piccola quantità dei nostri pensieri è “ancorata” al presente, ossia l’unica dimensione che esiste veramente ed in cui possiamo agire per migliorare la situazione*.
Questo ci fa capire che se vogliamo realmente migliorare la nostra vita dobbiamo rimanere saldi al presente senza perderci in ricordi del passato o in ipotetici futuri…..

dott. Emilio Palozzi - Psicologo


*dati tratti dal convegno “le pratiche mindfulness in psicoterapia” avvenuto presso l’Università Pontificia Salesiana in data 23 settembre 2017 (convegno condotto dalle dott.sse C.Traverso e M.Rosati).